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Architetture Web anche per far nascere i prodotti

Architetture Web anche per far nascere i prodotti

Ibm rivoluziona il Product lifecycle management con un framework basato su tecnologie Soa. Obiettivo far collaborare tutti nello sviluppo dei prodotti

New York - Anche la gestione del ciclo di vita dei prodotti si trasforma sotto l’incantesimo delle tecnologie Soa (Service oriented architecture). A premere per un cambiamento di questa portata è Ibm, che nelle scorse settimane ha annunciato lo sviluppo di un framework che permetterà alle soluzioni che gestiscono i prodotti  dal loro sviluppo fino alla loro dismissione, di integrarsi con altri sistemi aziendali.
Il neonato si chiama Pdif (Product development integration framework) e, come spiegano i responsabili della business unit Ibm Plm Solutions ha l’obiettivo di mettere l’innovazione e la gestione dei prodotti al centro di tutti i processi di business. Un concette che si traduce praticamente, ad esempio, integrando i software per la progettazione (Cad) e la gestione dei dati di prodotti ( Pdm) con i sistemi gestionali Erp, le soluzioni per customer service, le applicazioni per gli acquisti e il controllo della logistica, fino alle piattaforme di business intelligence destinate al top management.
Un nuovo salto di qualità nel Product lifecycle management, insomma. «Il Plm», spiega Walter Donaldson, general manager di Ibm Software Group Plm, «è non è più un argomento di discussione solo per gli ingegneri, ma un componente di differenti processi. Del resto, già la differenziazione dei prodotti di un’azienda è il prodotto dell’interazione di processi diversi, tutti mirati alla ricerca della competitività».

Obiettivo allineamento con le Soa
Secondo una ricerca effettuata dalla stessa Ibm, nel 2008 le aziende di tutto il mondo spenderanno circa 80 miliardi di dollari per allineare le proprie strategie business con lo sviluppo di prodotto. Come lo sono stati gli Erp, il Crm (Customer relationship management) e l’Scm (Supply chain management), il Plm è ora il settore delle business application più in crescita: +12% di media composta all’anno tra hardware, software, servizi e middleware.
Ma l’approccio di Ibm non è quello di proporre una piattaforma, quanto di fornire uno “strato” che permetta di integrare sistemi e tecnologie differenti per diminuire le complessità inerenti alle attività di sviluppo, cambiamento e gestione dei prodotti e ridurre i costi – anche attraverso il riuso di componenti e processi – e  il “time to market”.
La strategia alla base del Pdif, che rappresentarà un’ulteriore estensione dell’offerta middleware Websphere, è sfruttare l’innovazione delle Soa (architetture orientate ai servizi) per ottenere quella flessibilità e capacità di integrazione grazie agli standard che permette di rendere il Plm un processo strategico che coinvolge, in base ai ruoli, tutti gli attori del business, interni (dal progettista al direttore finanziario) ed esterni (fornitori, distributori e clienti).

Soluzioni proprietari e standard
La proposta Ibm quindi include una serie di tecnologie e servizi propri e l’integrazione con soluzioni di terze parti, soprattutto in ambito Cad e Plm. Tra le prime si segnalano prodotti hardware come la linea e-Server e le workstation IntelliStation, il middleware Websphere, il Db2 Uiversal Database, i software per l’asset management di Mro e per il content management di Filenet (aziende entrambe acquisite da Big Blue), le soluzioni Plm del partner Dassault (Catia per il Cad, Enovia e Smarteam per il Pml), i tool Rational per lo sviluppo software, la piattaforma di system management Tivoli e i servizi di Ibm Consulting Services. Tra le seconde le soluzioni di otto Isv (Independent software vendor) che hanno già deciso di supportare il framework: Agile, Centric Software, Geometric, Msc, Prostep, Ptc e Ugs.
Dai laboratori Ibm, infine, stanno per arrivare molte altre tecnologie innovative al servizio del Plm. Come una soluzione  per estendere le possibilità di visualizzazione e collaborazione con i Pda (System for Mobile 3D Graphics) a sistemi per fare collaborare più persone nei processi di progettazione usando i Pc come terminali di un unico potente sistema centralizzato (Deep computing visualization), con aumenti di produttività, diminuzione di costi di possesso e maggiore sicurezza.

di Riccardo Cervelli
10/01/2007

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